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Adesivi sigillanti e schiume |
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Scritto da gruppo tellus
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Mercoledì 28 Ottobre 2009 11:57 |
Adesivi, sigillanti e schiume
Adesivi
L'adesivo è una sostanza utilizzata per unire insieme le superfici di due materiali solidi (chiamati aderenti) producendo un giunto con elevata resistenza al taglio. Anche se la resistenza intrinseca dell'adesivo è minore di quella del materiale aderente si può produrre un forte giunto se lo strato spalmato è sottile e continuo. Se si forma un buon giunto, il materiale aderente può fratturarsi o rompersi prima dell'adesivo. Nelle odierne operazioni di assemblaggio sono utilizzati sempre più spesso. I materiali polimerici (termoplastici, termoindurenti, elastomeri) possono avere funzione adesiva simile ai collanti naturali (gelatina animale, caseina, amido). I polimeri adesivi possono essere impiegati per unire un'ampia combinazione di materiali: metallo-metallo, metallo-plastica, metallo-ceramica ecc. Il principale svantaggio è la limitazione della temperatura di servizio. I polimeri organici mantengono la loro integrità meccanica solo a temperatura alquanto bassa e la resistenza decresce con rapidità all'aumentare della temperatura stessa. La corretta preparazione della superficie rappresenta la chiave per la riuscita dell'incollaggio. Quando le superfici sono sporche è necessaria una preparazione più approfondita per assicurare un incollaggio perfetto. I problemi sono rappresentati da polvere, grasso, olio, ruggine, vernice scrostata ecc. In un adesivo il tempo di apertura rappresenta l'intervallo di tempo entro cui è possibile lasciare all'aria l'adesivo prima che inizi un certo indurimento, mentre il tempo di manipolazione è il tempo entro cui l'adesivo è spalmabile. Esso dipende in modo significativo dalla porosità dei substrati, dall'umidità presente nell'aria, dalla temperatura sia dell'ambiente sia del substrato. Il tempo d'indurimento corrisponde all'intervallo di tempo necessario per l'indurimento dell'adesivo. Questo tempo si calcola dall'applicazione dell'adesivo sino a quando è possibile applicare il carico massimo alle parti aderenti. I polimeri epossidici, in questi ultimi anni, hanno avuto un ampio utilizzo in edilizia come adesivi. Le principali applicazioni, nelle differenti formulazioni, sono:
- riprese di getto tra calcestruzzi di diversa età;
- migliore adesione del calcestruzzo fresco ai ferri di armatura o ad altri materiali strutturali;
- sigillatura di fessure e lesioni;
Le resine epossidiche bisfenoliche, che sono le più comuni in commercio, si ottengono per reazione chimica tra bisfenol A ed epicloridrina. La successiva reazione di addizione di tali resine con un secondo componente, detto agente reticolante o induritore è conosciuto come processo di reticolazione o di "cura". Essa produce una struttura solida tridimensionale. Questo secondo componente è aggiunto e mescolato al momento dell'utilizzo. La quantità di reticolante aggiunta controlla la velocità di reticolazione e, di conseguenza, le proprietà finali. La cura può avvenire sia a temperatura ambiente (cura fredda) sia a temperatura relativamente elevata, ossia superiore a 100 °C. Nell'industria delle costruzioni in genere la cura è fredda. Rispetto agli altri adesivi, le resine epossidiche sono tra i materiali più versatili presentando elevata resistenza di adesione su una vasta gamma di substrati (calcestruzzo, ceramici, vetro, legno, metalli, materiali plastici, gomma, pelle). Le resine epossidiche presentano elevate resistenze a trazione e compressione e subiscono solo un lievissimo ritiro durante la reticolazione. Queste resine possiedono un'eccellente resistenza agli attacchi chimici provocati da sali disgelanti, da solfati, alcali e benzine. Queste caratteristiche, in unione al loro basso costo, le rendono le più utilizzate nelle applicazioni d'ingegneria civile. Le resine epossidiche presentano, inoltre, un elevato comportamento tixotropico che le rende adatte al ripristino di superfici verticali ed inclinate, anche quando sono addizionate a componenti fibrosi. Il potere adesivo delle resine epossidiche è dovuto alla capacità di bagnare le superfici, alla bassa viscosità ed alla presenza di gruppi polari nella loro molecola (principalmente gruppi idrossilici). Lo sviluppo della forza adesiva per gli adesivi posti in opera come soluzioni o emulsioni avviene con perdita di solvente e può provocare ritiro. Ciò non accade per gli adesivi a base di resine epossidiche giacché la loro polimerizzazione avviene per poliaddizione e, quindi, senza rilascio di prodotti di reazione. La reazione di reticolazione avviene, con solo una piccola contrazione di volume (tra 0,05 e 1'1%), fintanto che la resina ha la consistenza di un liquido viscoso. Allorché l'indurimento procede, non si ha un altro ritiro. Gli adesivi a base di resine poliestere, resine anch'esse utilizzate nell'ingegneria civile, presentano, invece, un elevato ritiro. D'altra parte, questi raggiungono le resistenze finali in breve tempo (1-3 ore) contro i tempi più lunghi delle resine epossidiche utilizzate, come avviene in edilizia, a temperatura ambiente (da 4 a 10 giorni ). È questo un vantaggio degli adesivi poliesteri, rispetto agli epossidici, poiché le superfici che devono essere giunte non devono essere "disturbate" durante il periodo dell'indurimento. Gli adesivi a base di resine epossidiche e di resine poliestere, come tutti i materiali organici, bruciano con facilità. Essi continuano a bruciare anche dopo che la fonte d'ignizione è rimossa, salvo che non siano state resi auto-estinguenti con opportuni additivi. Le comuni resine epossidiche bisfenoliche, inoltre, rilasciano nei fumi particelle a base di componenti aromatici, tossici per l'uomo, anche se l'addizione di opportuni additivi permette di migliorare il comportamento all'incendio. La durabilità degli adesivi è legata al procedere di fenomeni degradativi che possono modificare, nel tempo, alcune importanti proprietà della resina componente, incluse quelle meccaniche. La durabilità degli adesivi utilizzati in ambienti esterni dipende in primo luogo dall'ambiente in cui operano. L'azione sinergica dell'umidità, delle alte temperature e di eventuali agenti aggressivi presenti (ozono, benzine ecc.) influenza la morfologia all'interno della resina così come all'interfaccia. I processi di "invecchiamento" in ambienti aggressivi provocano decadimento delle proprietà fisiche e meccaniche delle resine.
Sigillanti
I sigillanti hanno la funzione di impedire il passaggio di acqua, aria e altri fluidi, sia liquidi sia gassosi, attraverso la zona di connessione di due superfici adiacenti, in contatto diretto oppure tra loro solo vicine. La dilatazione termica richiede giunti elastici realizzabili solo mediante sostanze pastose che mai raggiungono una vera consistenza solida. I sigillanti sono la soluzione più idonea poiché hanno elevate caratteristiche di elasticità, di resistenza agli agenti atmosferici, di resistenza alle elevate temperature ed ai raggi UV. I prodotti per l'edilizia sono costituiti da componenti a base di siliconi, resine acriliche, poliuretani con l'aggiunta di un prodotto "reticolante" che, a contatto con l'umidità atmosferica, consente loro di passare dallo stato pastoso iniziale a quello solido elastico finale. Secondo il tipo di reticolante impiegato si può avere, durante il processo, rilascio di acido acetico da reticolante acido, ammine da reticolante basico, alcoli da reticolante neutro, acqua da reticolante acquoso. L'applicazione dei sigillanti richiede superfici compatte, pulite, asciutte, esenti da polveri e sostanze untuose. I sigillanti possono essere applicati a mano o con idonea apparecchiatura. Le cartucce di piccole dimensioni sono impiegate associandole a pistole manuali o ad aria compressa mentre le confezioni più grandi prevedono l'utilizzo di dispositivi idraulici. Eccezionali sono le proprietà adesive negli incollaggi delle vetrate strutturali. Il vetro, con questi prodotti, è diventato un nuovo elemento architettonico. I sigillanti più diffusi, per la loro versatilità, sono a base di gomma siliconica addittivata con cariche inerti come silicati o gesso, paste coloranti, fungicidi e battericidi. Nel settore edilizio sono utilizzati nell'industria della prefabbricazione, nella messa in opera di igienico-sanitari, nella giunzione di elementi metallici come le gronde, i pluviali, le intelaiature. Questi sigillanti eccellono per la resistenza agli agenti atmosferici ed all'invecchiamento. Anche l'esposizione all'aperto per lunghi periodi di tempo non compromette le proprietà fisiche di questi prodotti. I vulcanizzati di gomma siliconica sono caratterizzati da una buona resistenza nei confronti di acidi deboli e alcali. Il comportamento dei sigillanti siliconici rimane costante in un ampio intervallo di temperature da -30 °C a 80 °C. Ottima è anche la resistenza al calore. Fino a 150° C in ambiente secco mantengono inalterata la propria elasticità. Non sono aggrediti dai microrganismi (batteri e funghi). È pur vero che sui sigillanti siliconici ricoperti di sporco si formano in superficie microrganismi, soprattutto in ambienti caldo-umidi (bagno, cucina). Il risultato è che alcune parti del sigillante finiscono per presentare delle macchie, anche se ciò non implica alterazione delle caratteristiche meccaniche. Per evitare tale inconveniente è necessario usare un sigillante additivato con antimuffa. I sigillanti siliconici presentano una buona adesione su molti substrati. L'adesione dipende, comunque, anche dal tipo di materiale da incollare, dalle sollecitazioni e dal trattamento della superficie. Per detergere le superfici si possono utilizzare solventi basso-bollenti che evaporano senza lasciare tracce di residui: alcol etilico per le materie plastiche e metiletilchetone per i metalli ed altri materiali. La tenuta dell'adesione può essere migliorata pretrattando la superficie con un primer adeguato. In genere, i sigillanti non possono essere ricoperti con materiali come pitture o vernici a base solvente o acquosa. Questa operazione è possibile solo con sigillanti acrilici. È necessario, in ogni caso, tenere presente che i sigillanti presentano una dilatabilità maggiore di quella delle vernici. Questo comporta la rottura dello strato di vernice nel momento in cui la variazione dimensionale del sigillante è maggiore della capacità di dilatazione dello strato applicato in superficie. Il sigillante acrilico si utilizza per sigillare i giunti dei rivestimenti di facciate in ceramica o pietre naturali e tutti gli altri giunti soggetti a mo¬vimenti di media grandezza. Le sigillature hanno elevata resistenza alle intemperie e si mantengono flessibili in ampi intervalli di temperatura. Il sigillante uretanico permette di realizzare giunzioni con elevate prestazioni su diversi substrati. Presentano elasticità e resistenza all'acqua. Tuttavia, i sigillanti poliuretanici convenzionali presentano una certa sensibilità alle radiazioni UV. A seguito di prolungati periodi di esposizione, è possibile che la giunzione presenti sottili incrinature e una degradazione della superficie. Tale situazione non influisce sulle proprietà sigillanti perché si tratta di un effetto solo superficiale. Se è necessario un aspetto superficiale duraturo, occorre utilizzare poliuretano formulato ad hoc per resistere alle radiazioni UV.
Schiume
La schiuma può essere descritta come una struttura stabile con bassa massa volumica ed una forte coesione. In questa sede sono trattate soltanto le schiume poliuretaniche, monocomponenti, disponibili in bombole spray. La schiuma poliuretanica è la miscela di un prepolimero poliuretanico e di un propellente. Ogni bombola spray è, infatti, un piccolo reattore in cui il prepolimero è formato e mescolato al propellente. I principali componenti del prepolimero sono l'isocianato e il poliolo. La reazione, esotermica, di questi due componenti ha come risultato un gruppo poliuretanico. Accanto a questi due componenti sono impiegati alcuni additivi, necessari per la formazione di una schiuma stabile. Le schiume poliuretaniche presentano una serie di caratteristiche che le rendono adatte ai più diversi settori d'impiego: ottima adesione, eccezionale capacità isolante nei confronti del calore, del freddo e del rumore. Presentano, inoltre, elevata stabilità agli agenti chimici e discreta elasticità e capacità di assorbire urti. Le schiume poliuretaniche sono idonee al riempimento di fughe, cavità, interstizi anche di forma irregolare o poco accessibili. Per la loro versatilità e praticità d'impiego, le schiume poliuretaniche si prestano molto bene a essere utilizzate nel campo dell'edilizia. Le principali applicazioni riguardano l'installazione e l'isolamento termico d'infissi, l'isolamento termico di tubazioni idriche e di impianti termoidraulici, il fissaggio di pannelli isolanti (polistirolo, poliestere, sughero ecc.), il consolidamento di tegole, l'incollaggio di lamiere e di piastrelle per manti di copertura. Il componente necessario per l'indurimento della schiuma poliuretanica è l'umidità presente nell'aria. Il valore minimo di questa, che consente la reazione d'indurimento, è il 35%. Questa umidità non è disponibile nelle cavità chiuse, perciò non si possono utilizzare in tali applicazioni perché la resina non polimerizzerebbe. |
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Ottobre 2009 12:04 |
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Scritto da gruppo tellus
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Mercoledì 28 Ottobre 2009 11:44 |
Rivestimenti diversi
Smalto porcellanato
Lo smalto porcellanato è un rivestimento inorganico, di natura vetrosa, che è applicato su metalli o vetro, a scopo protettivo, funzionale e/o decorativo. Dopo l'applicazione - che può essere fatta con diversi sistemi - i manufatti sono cotti in forno (cottura di vetrificazione). Le temperature di cottura variano in funzione del supporto. Per i metalli ferrosi - acciaio e ghisa - raggiungono gli 800-900 °C; nel caso dell'alluminio e delle sue leghe i 500-550 °C e per il vetro 550-680 °C. La cottura consente la fusione e lo spargimento dello smalto sul manufatto. Si forma un legame chimico-fisico fra smalto e supporto che dà origine a un nuovo materiale: si parla di "acciaio porcellanato", "alluminio porcellanato" e "ghisa porcellanata". Lo smalto porcellanato si distingue dai rivestimenti ceramici per la sua predominante struttura vetrosa, per il supporto su cui è applicato e per la tipologia delle applicazioni. Si differenzia dalle vernici per la composizione chimica, prettamente inorganica, e per il legame di natura chimica che si sviluppa fra la matrice vetrosa e il substrato. La definizione fornita dalla norma UNI 8762 recita: "Smalto porcellanato: prodotto per il rivestimento vetrificato di superfici di metalli e di vetro, a scopo protettivo, funzionale e/o decorativo".
La produzione degli smalti
Il materiale di partenza dello smalto porcellanato è la "fritta" - una miscela di ossidi e di diversi sali (carbonati, borati, fluoruri, alluminosilicati, fluosilicati ecc.) - che è fusa a 1000-1500 °C. La fritta si presenta sotto forma di granuli friabili se il raffreddamento del fuso avviene per tempra in acqua, assume invece l'aspetto di scaglie se il raffreddamento del fuso avviene fra due rulli metallici. La composizione della fritta varia secondo il supporto su cui va applicata, delle proprietà che si intendono "esaltare" nello smalto e in funzione dell'impiego cui è destinato il prodotto finale. La "fritta", in scaglie o in graniglia è macinata - con eventuali aggiunte - in mulini a sfere, allo stato "secco", cioè dopo essiccazione, o allo stato liquido in sospensione acquosa ("torbida"). Raggiunta la finezza desiderata, lo smalto è pronto per l'applicazione. Gli smalti vengono, per praticità, classificati in smalti di fondo e di copertura. Gli smalti di fondo contengono ossidi metallici che hanno la funzione di favorirne l'aderenza al supporto. Gli smalti di copertura sono applicati su quelli di fondo per migliorare l'aspetto superficiale del manufatto e per conferire al rivestimento particolari proprietà chimico-fisiche o decorative.
I supporti
Tra i metalli smaltabili su scala industriale figurano al primo posto i materiali ferrosi. Questo per due motivi. I manufatti di acciaio e ghisa sono soggetti a corrosione se non sono adeguatamente protetti, con conseguenti alti costi di manutenzione o sostituzione e, in secondo luogo, perché i manufatti smaltati presentano ottime prestazioni. Negli ultimi tempi si è andata diffondendo la smaltatura anche su altri supporti meno corrodibili quali l'alluminio, il rame e, per motivi estetici, l'acciaio inossidabile.
- Acciaio. Per la smaltatura devono essere impiegati acciai di particolare composizione chimica per garantire una buona aderenza con lo strato di smalto. Per esempio, la presenza di fosforo nell'acciaio influisce in modo negativo sull'aderenza dello smalto.
- Alluminio. Il supporto di alluminio (alluminio puro o leghe) deve possedere particolari requisiti, riscontrabili solo nell'alluminio puro al 99,5% e in alcune leghe Al-Mn.
- Ghisa. E' possibile smaltare solo ghisa grigia. La ghisa deve avere una struttura perlitica o perlitico-ferritica.
- Vetro. Possono essere smaltati tutti i tipi di vetro. Lo smalto porcellanato sul vetro non svolge una funzione protettiva, ma funzionale e decorativa.
Proprietà
Le proprietà che caratterizzano il rivestimento smaltato derivano dalla natura vetrosa degli smalti.
- Incombustibilità. Le superfici porcellanate non subiscono alcun degrado anche a contatto diretto della fiamma. In caso d'incendio non avviene alcuna emissione di gas tossici o nocivi.
- Resistenza alle alte temperature. Come l'incombustibilità, la resistenza al calore è una proprietà che deriva dalla natura vetrosa degli smalti porcellanati. Tutti gli smalti porcellanati resistono, senza alterarsi, a una temperatura di almeno 400 ° C.
- Resistenza allo shock termico. Gli smalti hanno una buona resistenza agli sbalzi termici. In particolare, alcuni possono resistere a sbalzi termici di 300°C e oltre.
- Resistenza alla corrosione. Lo smalto porcellanato protegge molto bene dalla corrosione i manufatti di metallo.
- Resistenza agli agenti chimici. Il campo di applicazione degli smalti spazia dai rivestimenti dei reattori chimici a contatto con soluzioni aggressive acide o alcaline agli smalti che, non essendo destinati a venire a contatto con sostanze aggressive, possono essere attaccati anche da acidi deboli. Fra questi estremi esistono innumerevoli formulazioni di smalti, capaci di soddisfare le più diverse esigenze. In linea generale si può affermare che tutti gli smalti porcellanati resistono ai solventi organici, ai normali detersivi (pH > 7) e alle soluzioni saline neutre (pH = 7). D'altra parte, nessuno smalto, come peraltro il vetro, resiste al fluoro elementare, all'acido fluoridrico e alle soluzione dei fluoruri con pH 12.
- Resistenza agli atmosferici. La pioggia, le sostanze inquinanti contenute nell'atmosfera (ossidi di zolfo e azoto), la salinità delle zone rivierasche, la luce solare non danneggiano la superficie smaltata e non modificano il colore o la brillantezza superficiale.
- Impermeabilità ai liquidi. Le superfici smaltate sono prive di porosità e quindi impermeabili ai liquidi e non assorbono odori.
- Durezza. La durezza delle superfici smaltate è analoga a quella dei vetri.
- Resistenza all'abrasione. La resistenza degli smalti all'abrasione è, insieme alla igienicità, una delle caratteristiche che hanno favorito l'impiego su vasta scala di questo materiale.
- Proprietà elettriche. Lo smalto porcellanato ha caratteristiche isolanti.
- Conducibità termica del composito supporto-smalto. La conducibilità, essendo un materiale vetroso, è piuttosto bassa ed è inversamente proporzionale allo spessore del rivestimento applicato.
- Brillantezza o lucentezza. La brillantezza, definita dalla norma ASTM C 286 come "lucentezza o levigatezza delle superfici" è una proprietà ottica peculiare dello smalto porcellanato. Esistono tuttavia anche smalti opachi e semiopachi che sono preferiti per impieghi in edilizia, arredo urbano e arredamento d'interni.
- Colorabilità. Gli smalti possono essere colorati in una vastissima gamma di colori. La colorazione degli smalti si ottiene con pigmenti inorganici (insolubili nello smalto fuso) od ossidi metallici aggiunti alla fritta in fase di macinazione. Più raramente la colorazione è ottenuta per aggiunta di ossidi metallici solubili in fase di fusione delle fritte. Le superfici smaltate possono essere decorate con diversi sistemi (decalcomania, serigrafia, pittura ecc.).
- Stabilità dei colori. Il tempo, gli agenti atmosferici, la luce, i raggi UV, i detergenti non alterano i colori delle smaltature porcellanate.
- Facilità di pulizia. Questa caratteristica trova fondamento nella durezza e nella resistenza all'abrasione: grazie a esse non si formano sulla superficie interstizi o microfessurazioni in cui si annidi lo sporco.
Linoleum
Nato nel 1860 da un brevetto inglese, il Linoleum si basa sullo sfruttamento industriale di un fenomeno naturale: l'ossidazione dell'olio di lino. Questo processo crea una pellicola che costituisce il legante di base per la produzione del linoleum. Il metodo classico di produzione inizia con l'ossidazione di olio di lino. Il "cemento" ottenuto è fatto riposare, sminuzzato e miscelato con farina di legno, sughero, carbonato di calcio, resine naturali, stabilizzanti e coloranti. Questo impasto è spalmato su un tessuto di iuta e calandrato. Il telo formatosi è stagionato in stufa a circa 60 °C. Dopo 20-30 giorni il telo può essere arrotolato e commercializzato. Il linoleum è prodotto in teli di 2 m di altezza con lunghezze che variano dai 20 ai 30 m e spessori da 2/2,5/4mm. Il linoleum ha la caratteristica di rigenerarsi nel tempo. L'ossidazione continua anche dopo la posa, producendo la linoxina che protegge il rivestimento stesso. Reazione al fuoco: Classe 1. È un materiale coibente termico e acustico. Grazie alla sua composizione può essere classificato come prodotto ecologico e riciclabile.
Gomma
La gomma naturale è un idrocarburo polimerico estratto dal lattice della Hevea guyanensis o brasiliensis che, grazie ai trattamenti di vulcanizzazione, acquisisce ottime caratteristiche di elasticità, resilienza, fotoresistenza, resistenza all'usura ecc. La gomma sintetica, pur essendo ricavata per sintesi di polimeri diversi, presenta le stesse caratteristiche di quella naturale, anzi molte volte le caratteristiche sono migliorate dall'aggiunta di additivi. In commercio è reperibile gomma "a bolli", liscia, a righe, goffrata o a decori ecc., in rotoli di altezze diverse, o a quadrotti, con spessori variabili da 1 a 4 mm. Si può installare su superfici lisce e regolari o anche sul pavimento preesistente
PVC
Il PVC (polivinilcloruro), è ottenuto dalla polimerizzazione del cloruro di vinile, con l'aggiunta di additivi specifici, per migliorarne le caratteristiche. È un polimero termoplastico. Dal punto di vista commerciale si suole distinguerlo in due categorie fondamentali.
- Omogeneo: allorché tutto il suo spessore è caratterizzato da un'unica composizione atta a resistere bene all'usura. E indicato per pavimenti ad alta densità di traffico.
- Eterogeneo: quando il suo spessore è suddiviso in una zona superiore, che resiste all'usura, e uno inferiore, di diversa composizione, più idoneo alla posa e a resistere a sollecitazioni meccaniche.
Carta da parati
I rivestimenti murali si differenziano in base al supporto della stampa e della decorazione. Si parla di parato vinilico quando la decorazione è stampata su uno strato di resina vinilica a sua volta spalmato su uno strato di carta. Quando, invece, il motivo decorativo è stampato sul supporto di carta, si parla di carta da parati. La carta da parati duplex è il prodotto che si ottiene accoppiando due supporti durante il processo di goffratura. Accanto a questi due grandi rami esistono anche i rivestimenti murali tessili su supporto cartaceo. Un particolare prodotto, che i francesi chiamano filpose, è ottenuto incollando fili di stoffa su un supporto di carta.
Produzione
Il metodo di stampa tradizionale utilizza un certo numero di cilindri di legno, plastica, gomma o metallo sui quali sono riportati a rilievo le differenti parti che compongono il disegno originale. I diversi colori sono scomposti e ognuno riportato su un cilindro. Un disegno a sei colori sarà pertanto ricomposto in stampa dai relativi sei cilindri. I cilindri sono costruiti in maniera differente in funzione degli effetti che si vogliono realizzare. Gli effetti sfumati, che si possono osservare sui parati stampati in rotocalco, derivano dalla tecnica di stampa che invece di lasciare una traccia di colore uniforme, come accade nella stampa tradizionale, costruisce toni, contrasti e sfumature attraverso una fittissima rete di microscopici puntini d'inchiostro stampati l'uno vicinissimo all'altro. La serigrafia è una tecnica diversa, nata nei primi anni del '900. All'inizio - e da questo il suo nome - utilizzava telai di legno sui quali era teso un rettangolo di seta. Sulla seta era deposta una mascherina in maniera da lasciare scoperta la parte di disegno da stampare. Su tela e mascherina era passato dell'inchiostro che stampava il disegno filtrando attraverso la seta solo dove questa non era coperta dalla mascherina. Oggi la mascherina è stata sostituita da speciali resine artificiali - polimeriche - e i telai sono diventati dei cilindri, ma il principio di base utilizzato, sia per la stampa su carta sia per il vinilico o tessile, è il medesimo. Una volta stampati, i rotoli di carta da parati sono rifiniti, ed eventualmente goffrati. La goffratura è il procedimento che dà rilievo alla carta o al vinilico. Il rilievo, che può essere più o meno evidente e percettibile, si ottiene con un procedimento a freddo che solleva uno strato di carta dal suo supporto oppure, per i parati vinilici, stampando la resina a caldo. In entrambi i casi, quando la goffratura esalta i contorni del disegno stampato, definisce goffratura a registro. Esiste una serie di simboli che identificano le caratteristiche tecniche di ciascun parato. I simboli sono stati ratificati dall'IGI, "Associazione Internazionale dei Fabbricanti di Carte da Parati". Si riferiscono all'uniformità di ciascun parato, all'applicabilità alla parete, alla lavabilità, al grado di resistenza all'urto e alla luce. Molte carte da parati devono inoltre essere strappabili, in altri termini devono essere staccate con facilità dalla parete per una più facile sostituzione. Nei casi di parati a più strati, come i vinilici, la parte stampata deve anche poter essere staccata dal suo supporto lasciando quest'ultimo intatto sulla parete. Questi particolari parati sono detti delaminabili. In Inghilterra è stata posta sul mercato una carta da parati che impedisce l'utilizzo dei cellulari nei luoghi in cui tale carta è utilizzata come teatri, cinema, ristoranti, ospedali, scuole e in generale tutti i luoghi in cui l'utilizzo del cellulare è fastidioso o vietato. La tecnologia di fabbricazione prevede la deposizione su di una speciale carta, di un metallo, mediante un processo di stampa elettrochimico, così da creare un campo elettromagnetico che blocca le onde dei cellulari. |
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Ottobre 2009 12:05 |
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Scritto da gruppo tellus
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Martedì 27 Ottobre 2009 11:58 |
Vernici e pitture
Le vernici e le pitture sono prodotti di rivestimento fluidi e semifluidi che, applicati su una superficie in strato sottile, si trasformano, dopo un certo tempo, in una pellicola ricoprente solida. La trasformazione da fluido a solido può aver luogo per evaporazione del solvente, per reazione chimica o per entrambi questi processi. Questi prodotti sono applicati a pennello, rullo o a spruzzo e sono utilizzati quali elementi estetici e contro l'azione di degrado degli agenti atmosferici. Per garantire un massimo di protezione e di durabilità è necessario applicare la pittura in più strati (mani) successivi. Il primo, o mano di fondo, garantisce l'adesione tra substrato e gli strati successivi. Viene poi il sottosmalto, che serve a coprire quello che si trova al di sotto e consente di ottenere una superficie opportuna per l'applicazione della mano finale, o di finitura. Questa conferisce l'aspetto richiesto per quanto riguarda colore e brillantezza. Sono disponibili pitture in grado di fornire alla superficie trattata una finitura da molto brillante, capace di riflettere oltre il 70% della luce incidente, a semibrillante (70-30%), a guscio di uovo (30-6%), a intermedia tra guscio di uovo e opaca (6-2%), a opaca (è riflessa meno del 2% della luce incidente).
Terminologia
Numerosi sono i tipi di pitture oggi disponibili in commercio. Per la loro classificazione ci si può basare sull'utilizzo al quale sono destinate o alla natura del veicolo impiegato, poiché è soprattutto il veicolo che condiziona l'aspetto della pittura e le sue caratteristiche tecnologiche. Sino all'inizio del '900 tutte le pitture erano del tipo a olio. Consistevano in una miscela di olio siccativo - in genere olio di lino cotto - di pigmento, di solvente per la diluizione - in genere essenza di trementina - e di additivi per favorire l'essiccamento. Lo sviluppo delle resine sintetiche ha permesso, in seguito, di realizzare pitture dotate di elevata brillantezza e di tempi di essiccamento molto ridotti. Dal punto di vista terminologico si definisce pittura il prodotto pigmentato coprente e colorato che consente di rivestire una superficie conferendole un colore. La pittura è costituita da "veicolo" e "pigmento". Il veicolo è costituito da sostanze filmogene, solvente, diluente, additivi, plastificanti. È definito vernice il prodotto non pigmentato, in pratica trasparente. In altri termini si può definire "pittura" la vernice con aggiunta di sostanze pigmentanti. Sono chiamati smalti, le pitture a olio o sintetiche o le vernici pigmentate capaci di conferire alla superficie del prodotto verniciato un aspetto brillante e speculare analogo a quello degli smalti ceramici.
Costituenti
I principali costituenti che entrano nella preparazione delle diverse classi di prodotti vernicianti, sono elencati di seguito.
Sostanze filmogene: hanno il compito di formare, dopo che la vernice è stata messa in opera, una pellicola, dura, flessibile, elastica, insolubile, impermeabile e aderente alla superficie del materiale sulla quale sono state applicate. Si usano all'uopo oli grassi, essiccativi, resine naturali e sintetiche, derivati cellulosici, bitumi. Queste sostanze possono dare origine al film protettivo in modi diversi. Per gli oli siccativi il film protettivo si forma per polimerizzazione auto-ossidativa operata dall'ossigeno atmosferico. Per le resine naturali, solubili in un solvente volatile, il film si forma per evaporazione del liquido. Per molte resine sintetiche, usate in uno stato di polimerizzazione o di policondensazione parziale, il film prende origine dal procedere di questo processo di polimerizzazione che si effettua o a temperatura ambiente, o a caldo, in presenza di catalizzatori. Il film può formarsi da resine sintetiche, in emulsione, per deposizione delle singole particelle che si saldano le une alle altre per fusione, provocata da riscaldamento, oppure a temperatura ambiente a seguito della rottura dell'emulsione e all'evaporazione dell'acqua.
Pigmenti: sostanze che sono aggiunte per impartire ai prodotti vernicianti un potere coprente atto a mascherare l'aspetto della superficie sulla quale il prodotto è applicato. Conferiscono alla pellicola formata la colorazione desiderata. A volte assolvono anche altri compiti quale quello di una maggiore durezza e adesione della pellicola e, talvolta, anche azione anticorrosiva nei riguardi del metallo da ricoprire. Inoltre, modificano la consistenza delle pitture dando loro più corpo. I pigmenti secondo la natura si possono distinguere in: inorganici o minerali costituiti da ossidi, solfuri, carbonati, silicati ecc.; metallici, costituiti da polveri di metalli o loro leghe (fra le più usate sono le polveri di alluminio, di zinco, di bronzo); organici naturali o sintetici costituiti da coloranti insolubili o da coloranti solubili precipitati o adsorbiti sul supporto inorganico di allumina idrata, solfato di bario ecc. Per lungo tempo i principali pigmenti bianchi sono stati la biacca (carbonato basico di piombo), il bianco di zinco (ossido di zinco) e il litopone (miscela di solfuro di zinco e solfato di bario). Oggi sono stati sostituiti sul piano dell'opacità, del potere ricoprente e della tossicità, dal biossido di titanio. Di questo si impiega la forma cristallina nota come rutilo, esente dal difetto proprio invece della forma cristallina anatasio, che è causa dello "sfarinamento" delle vernici (perdita di lucentezza e formazione di una superficie polverulenta). Per quanto attiene i pigmenti colorati, di particolare interesse sono i composti organici capaci di formare chelati con i metalli (chelato è un composto nel quale uno ione metallico è legato a una molecola o a uno ione, in genere organici, con due legami di tipo complesso o l'uno complesso e l'altro ionico).
Solventi: liquidi che hanno il compito di sciogliere o disperdere le sostanze filmogene e gli altri componenti, dando al prodotto una buona fluidità. Una volta che le vernici o le pitture sono state applicate, tali solventi devono evaporare e vanno perduti. Nel caso di solventi costosi si cerca di sostituirli in parte con diluenti, liquidi che non sono solventi ma che aggiunti al prodotto ne riducono la viscosità senza far precipitare i composti già disciolti. La capacità solvente si misura oltre che dalla quantità di sostanza portata in soluzione, anche dalla viscosità presentata dalle soluzioni. Altri requisiti dei solventi sono un'elevata velocità di vaporizzazione - per ottenere una facile eliminazione del solvente dalle vernici dopo applicazione - e una bassa viscosità - per assicurare una facile scorrevolezza al prodotto -. Inoltre, i solventi non devono essere tossici, irritanti, o infiammabili o formare miscele esplosive. I solventi, al momento dell'essiccazione, possono essere causa di ritiro del film con conseguenti difetti in superficie. Per questo motivo si ha interesse, quando possibile, a realizzare pitture senza solvente.
Additivi vari: sostanze con compiti particolari: siccativi (accelerano la formazione della pellicola), plastificanti (conferiscono maggiore flessibilità alle pellicole), disperdenti (impediscono o rallentano il depositarsi dei pigmenti).
Riempitivi, cariche: prodotti che hanno funzioni diverse come rendere il prodotto più economico, dare maggiore corpo al prodotto, migliorare l'aderenza, conferire resistenza all'abrasione. I più comuni sono: la barite (solfato di bario) che rinforza il film; il caolino che dà finiture semibrillanti; la mica, che impedisce le spellature.
Diluenti: la funzione è stata già illustrata. Per l'importanza che assume questo prodotto, le pitture si possono classificare in base al diluente che si impiega. Si hanno così le pitture al solvente e all'acqua.
Pitture al solvente
Si tratta di vernici costituite, in genere, da resine polimeriche, da solventi (soprattutto toluolo e xiluolo, in misura inferiore solventi aromatici, esteri e acetati), da pigmenti, da cariche ed eventuali additivi. Le sostanze che evaporano (solventi volatili) costituiscono circa dal 10 a150% della vernice. In queste pitture il meccanismo predominante per la formazione del film può consistere nell'evaporazione del solvente, nell'ossidazione, nella polimerizzazione o in altra reazione chimica. Come esposto in precedenza, le vernici più antiche sono a base di oli siccativi. Gli oli siccativi sono costituiti da acidi grassi. I più usati sono gli oli di lino, di ricino, di legno di Tung. L'indurimento di questi prodotti è dovuto a ossidazione. Al procedere di questa, si ha solidificazione con formazione di un film. Questa reazione è molto lenta e può essere accelerata aggiungendo sali di metalli pesanti con acidi grassi, chiamati "essiccativi". L'aggiunta di resina naturale, per esempio le copali, all'olio di lino migliora le proprietà di stendibilità, la velocità di essiccazione e la brillantezza. Queste vernici presentano, in ogni caso, una lenta essiccazione, sono poco resistenti all'umidità e si infragiliscono. Un'evoluzione degli oli siccativi si è avuta con l'introduzione delle resine alchidiche e delle resine poliestere. Queste ultime possono essere considerate un particolare tipo di resine alchidiche. La differenza tra le due è che le poliestere sono costituite da catene lineari, mentre le alchidiche da catene ramificate. Ambedue le vernici sono addizionate di oli siccativi, perciò sono soggette ai medesimi meccanismi di ossidazione e indurimento di questi oli. Queste vernici sono definite in base al rapporto resina:olio, rapporto chiamato lunghezza di olio. Un rapporto di 1:2 dà una vernice a corto di olio, uno di 1:3 una vernice a medio di olio e uno di 1:4 una vernice a lungo di olio. Le vernici a corto di olio sono caratterizzate da pellicole dure a rapida essiccazione, di elevata brillantezza ma scarsa flessibilità, mentre quelle a lungo di olio essiccano più lentamente, ma presentano elevata flessibilità e buona durabilità, proprietà che le rendono utilizzabili per pitture a utilizzato esterno. Le resine alchidiche e poliestere sono ancora le più usate per essiccamento all'aria. Sono efficaci per la protezione contro la corrosione e non richiedono particolare preparazione delle superfici. Inoltre, sono a basso costo. Devono essere messe in opera a temperature non inferiore a 10 °C e umidità ambiente non troppo elevata. Le resine alchidiche e poliestere possono essere modificate con altri polimeri per migliorare alcune proprietà come il tempo di essiccazione, la resistenza chimica e all'umidità. La modifica più appariscente è quella che si ottiene per aggiunta di particolari poliammidi. Il prodotto che si ottiene risulta tixotropico. Tali sono i prodotti che in quiete mostrano un'elevata viscosità con assenza di scorrimento. Applicando sforzi meccanici come l'azione di un pennello, il prodotto diminuisce la propria viscosità e fluisce, ritornando nella situazione iniziale al cessare dello sforzo applicato. Importanti sono le resine alchidiche modificate con le resine epossidiche. Si ottengono vernici con ottima adesione ai metalli e maggiore resistenza agli agenti chimici e all'umidità. Le vernici con resine acriliche possono essere formulate sia come termoplastiche sia come termoindurenti. Quelle a base di polimeri termoplastici, in genere metacrilati, non subiscono reazioni chimiche durante e dopo l'applicazione. Essendo i pesi molecolari piuttosto elevati, richiedono notevoli quantità di solvente per ridurre la viscosità. Queste vernici essiccano all'aria per semplice evaporazione del solvente. Spesso sono impiegati riscaldamenti in stufe per ridurre il tempo di evaporazione del solvente. A caldo, inoltre, il polimero rammollisce e, in conseguenza, si ha un miglioramento dell'aspetto finale per effetto di un autolivellamento, che elimina imperfezioni di applicazione. Il maggior impiego si ha nel campo industriale per le caratteristiche di durezza, brillantezza e resistenza agli agenti UV. Il punto debole è nella necessità di utilizzare per l'applicazione notevoli quantità di solventi inquinanti. Le vernici acriliche a base di polimeri termoindurenti sono costituite da polimeri con pesi molecolari inferiori a quelli precedenti e polimerizzati solo dopo la loro applicazione. Il basso peso molecolare fa sì che presentino una minore viscosità: ciò comporta un minore uutilizzo di solvente. La successiva reticolazione porta a film con elevata durezza e brillantezza e ottima resistenza alle alte temperature e agli agenti chimici. Vernici con resine epossidiche. Un sistema epossidico reticolante consta di due componenti che sono mescolati immediatamente prima dell'applicazione. Il primo componente contiene la resina, il solvente e, se del caso, il pigmento, mentre il secondo è costituito dall'agente reticolante o dal catalizzatore. Le proprietà delle vernici epossidiche dipendono dal tipo e dal peso molecolare della resina epossidica utilizzata e dalla natura dell'agente reticolante. Le resine epossidiche, nelle diverse formulazioni, portano a prodotti con ottima flessibilità e con particolare resistenza all'acqua. Alcune, polimerizzate ad alta temperatura (superiore almeno a 120 °C) formano rivestimenti molto resistenti agli acidi e agli alcali. Sono, quindi, molto utilizzate per il rivestimento interno di cisterne, serbatoi ecc. Vernici a base poliuretani. Si ottengono per polimerizzazione di componenti contenenti gruppi isocianici (-NCO) con polioli. I componenti sono conservati in recipienti separati fino al momento dell'uso. Le principali proprietà del rivestimento poliuretanico derivano dal poliolo. Sono questi costituiti da lunghe catene che danno come risultato finale resine flessibili e tenaci. Catene corte portano a film duri e poco flessibili. Sono presenti sul mercato anche altri prodotti a base poliuretanica combinati con resine acriliche, epossidiche, viniliche, alchidiche. Vernici poliuretaniche traspiranti si utilizzano per impermeabilizzare lastrici solari e pavimentazioni calpestabili. Oltre ai sistemi bicomponenti, esistono anche sistemi monocomponenti, reticolabili nell'atmosfera, dopo l'applicazione, per reazione con l'umidità ambiente. Vernici con resine viniliche. Sono sistemi a base di copolimeri di cloruro di vinile e acetato di vinile, che però richiedono per la loro applicazione alte percentuali di solvente. Lo stesso problema riguarda le vernici cellulosiche, la più nota delle quali è la nitrocellulosa usata per le caratteristiche di rapido essiccamento ed elevata durezza. I ricoprimenti a base di nitrocellulosa o di altri derivati della cellulosa sono, talvolta, indicati come lacche. Per il rivestimento di piscine o in ambiente marino si utilizzano anche vernici al clorocaucciù, prodotto questo ottenuto clorurando la gomma naturale.
Pitture all'acqua
Si distinguono a seconda che il veicolo è disperso o emulsionato in acqua. Le pitture in dispersione sono le pitture a calce. Queste sono formate da calce spenta dispersa in acqua. Sono di basso costo, di facile preparazione e interessanti per particolari applicazioni (su superfici di laterizi, cemento, to, gesso) e possono essere applicate anche su superfici umide, perché l'umidità del sottofondo può affiorare in un secondo tempo senza produrre alterazioni. Esse non hanno un elevato potere coprente e devono essere applicate in diverse mani successive. La calce si trasforma in carbonato, dando un prodotto inalterabile ma che spolvera, non è lavabile e neppure dotata di buona aderenza. Si può variare la viscosità e, quindi, la lavorabilità di tali sospensioni aggiungendo eteri di cellulosa. Un notevole miglioramento delle proprietà di queste pitture si è ottenuto incorporando in esse caseina (proteina che si ricava dal latte) o colla animale o destrina. Le pitture di questo tipo (pitture a colla) lasciano, con l'evaporazione del solvente, una pellicola dura che in molti casi è resa più flessibile incorporando nel prodotto olii - per esempio di ricino - che si emulsionano con facilità e agiscono da plastificanti. Queste pitture prendono anche il nome di tempere, e sono prodotte in forma di polvere asciutta o anche in pasta. Un altro tipo di pittura ad acqua è quella al cemento che trova impiego su murature sia in cemento sia in laterizio. È formata da una dispersione in acqua di cemento bianco e calce. Esse devono essere applicate in più mani e occorre mantenere la superficie umida per assicurare, dopo l'applicazione, l'idratazione del cemento. L'altra classe delle pitture ad acqua è quella delle pitture in emulsione, nelle quali si usa una resina polimerica, insolubile in acqua, ma dispersa in essa sotto forma di goccioline o di minute particelle. Con l'evaporazione dell'acqua, le particelle del polimero si riuniscono e si saldano le une alle altre formando una pellicola continua. Queste pitture possono essere diluite con acqua e presentano bassa viscosità. Con l'essiccazione non si perde solvente. La pellicola è elastica, impermeabile, ma piuttosto tenera. Essa può essere indurita per aggiunta di quantità anche piuttosto elevate di pigmento. Si hanno diversi tipi di pitture a emulsione secondo il polimero adoperato. Quelli più utilizzati appartengono al gruppo delle resine viniliche, stiroliche e acriliche. Queste pitture a emulsione vengono anche chiamate al lattice. Infatti, per la loro preparazione, non si disperde in acqua il polimero, ma si parte dai monomeri che sono polimerizzati, al giusto grado, in emulsione acquosa. Si ottiene un lattice abbastanza stabile al quale si aggiungono poi i pigmenti e gli additivi vari. Esse sono usate per pareti all'interno o all'esterno di edifici, per manufatti di legno e anche di metallo. Quelle usate per esterni contengono una maggiore percentuale di polimero. Queste pitture sono porose e consentono all'umidità, rimasta al disotto della pellicola, di essere eliminata senza causare la formazione di bollicine o il distacco di pellicola. Per contro, i polimeri che partecipano all'emulsione non possiedono un'elevata adesione e si notano inconvenienti quando le condizioni del substrato non sono particolarmente adatte. Oggi si è esteso l'uso di tali pitture a ricoprimenti, di elevata lucentezza, per legno e metallo.
Pitture di fondo (sottofondi)
Sono impiegate come primo strato di pittura. Hanno lo scopo di favorire l'adesione del sistema ricoprente al substrato e di proteggere il substrato dall'acqua e da eventuali altre sostanze. Non hanno il compito di contribuire alla durata o all'aspetto finale. Le pitture di fondo per legno presentano massima adesione e sufficiente flessibilità a compensare le variazioni dimensionali che hanno luogo quando il legno si rigonfia o si restringe a causa di variazioni di umidità. Le pitture destinate a legno posto all'esterno devono resistere anche alla penetrazione dell'umidità e alla conseguente tendenza di questa a ridurre l'adesione.
Primer anticorrosivi
I sottofondi per metalli devono aderire in modo perfetto al substrato e impedirne la corrosione. A questo scopo si incorporano pigmenti anticorrosivi, capaci di ritardare le reazioni che causano la corrosione. I più comuni fra questi pigmenti sono il minio, il cromato di zinco, il fosfato di zinco.
- Minio di piombo. E il pigmento più conosciuto. Usato con olio di lino dà un ottimo primer, in modo particolare per il ferro. Ciò è dovuto alla formazione di complessi di piombo che evitano la corrosione dell'acciaio. Questi complessi non si formano in assenza di olio di lino. Pertanto il minio a rapida essiccazione basato su caucciù, resine viniliche o epossidiche è molto meno efficace nella protezione del ferro.
- Cromato di zinco. Rilascia ioni cromato che passivano l'acciaio. Sono usati con una varietà di veicoli. L'asserita tossicità, la possibile cancerogenità, e l'accertata azione allergenica ne limitano sempre di più l'impiego.
- Fosfato di zinco. Questo è un pigmento anticorrosivo molto usato. Può essere incorporato in quasi tutti i veicoli e, poiché è trasparente, permette di ottenere pitture di ogni colore. Effetti tampone e passivazione dell'acciaio sono alla base dell'azione anticorrosiva.
- Zinco. Lo zinco metallico è molto usato come pigmento nei primer per la sua ottima resistenza alla corrosione atmosferica.
Pitture ignifughe
Prodotti di tipo normale resistono per un tempo più o meno breve a temperature fino a circa 150 °C. Per temperature superiori si deve ricorrere ad accorgimenti particolari. Un metodo è, per esempio, di incorporare un pigmento di alluminio in un veicolo che si elimina poi per combustione. Si otiene così la fusione dell'alluminio sulla superficie del substrato con un conseguente grado di protezione.
Normativa UNI
La UNI 8681 classifica i numerosi prodotti in base a diversi criteri che riguardano:
- la costituzione generica (distinguendo tra vernici, pitture, pitture a spessore, stucchi, tinte e altri prodotti);
- lo stato fisico (in soluzione, in emulsione acquosa, in dispersione acquosa, senza solventi, altro);
- il tipo di essiccamento e d'indurimento (ad essiccamento fisico, a indurimento chimico ossidativo, a indurimento chimico reattivo, altro);
- la brillantezza dopo l'applicazione ed essiccamento (in base alla ISO 2813: lucido, semilucido, opaco).
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Isolamento acustico e termico |
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Scritto da gruppo tellus
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Lunedì 26 Ottobre 2009 13:14 |
Isolamento acustico e termico
Suono e rumore
L'esposizione ad alti livelli di rumore' è nociva per la salute dell'individuo. L'esposizione prolungata agli alti livelli acustici può comportare la perdita della capacità uditiva. Nelle abitazioni la presenza di rumori provenienti dall'esterno può essere un elemento di forte disagio e causare stress alle persone che vi abitano. Esistono due modi distinti di gestire e controllare il rumore. Il primo, riguarda la capacità da parte di un sistema di isolare acusticamente un ambiente dai suoni provenienti dal mondo esterno e viceversa (o da altre abitazioni). Ci si riferisce a questo concetto con il termine di fonoisolamento. Il secondo, invece, riguarda gli aspetti acustici dell'ambiente in cui si vive: come quest'ultimo si comporta nei confronti di eventuali sorgenti sonore interne a esso, si parla in tal caso di fonoassorbimento.
Fonoisolamento
L'attenuazione della trasmissione sonora riguarda la riduzione di energia sonora che passa attraverso un muro, un pavimento, un tetto ecc. Il rumore può essere di natura aerea (televisione, stereo, voci ecc.) o causato da impatti. La soluzione tradizionale per ridurre la trasmissione sonora aerea è quella di realizzare pareti che abbiano un elevato peso per unità di superficie. Per ottenere questo risultato si ricorre a elevati spessori della parete e all'impiego di materiali ad alto peso specifico. L'impiego di materiali porosi consente, a parità di peso della parete, di ottenere un comportamento e un isolamento acustico più elevato. In fase di costruzione l'attenuazione del rumore che proviene dall'esterno - sia attraverso le pareti, sia attraverso il tetto - può essere condotta isolando la struttura abitativa. In pratica, adottando una struttura tutta discontinua, costruita in modo che le pareti, il pavimento e il soffitto di una stanza costituiscono come una scatola, sospesa entro la struttura portante. Una riduzione del livello di rumore in un ambiente può essere ottenuta rivestendo le pareti con materiali fonoassorbenti. In tal modo si riduce il livello sonoro che si stabilisce nell'ambiente, a parità di potenza acustica entrante. Nei casi in cui invece il rumore proviene dagli appartamenti contigui, il problema può essere risolto utilizzando materiale isolante in corrispondenza delle pareti divisorie e dei pavimenti.
Fonoassorbimento
Le superfici lisce e dure hanno la proprietà di riflettere il suono. Questo fenomeno si chiama riverbero, mentre "camera di riverberazione" è l'ambiente usato per testare l'assorbimento acustico dei materiali. La capacità di un materiale di assorbire il suono può essere usata per ridurre il riverbero all'interno degli ambienti.
Isolamento termico
L'isolamento termico ha lo scopo di impedire, o almeno di ridurre, la trasmissione del calore attraverso una parete, per mantenere entro un certo ambiente una temperatura diversa dall'ambiente esterno. Per temperature moderatamente diverse dall'ambiente esterno, quali si riscontrano in genere negli edifici, è sufficiente un rivestimento delle pareti interessate mediante materiale avente una piccola conducibilità che oppone, in pratica, notevole resistenza al passaggio del calore. Un buon materiale isolante deve avere un basso coefficiente di conduttività termica, essere leggero e con discreta resistenza meccanica. Deve resistere alla temperatura d'impiego, non presentare forti variazioni di volume con la temperatura, facile da lavorare, non deve danneggiare le pareti su cui è applicato, non deve subire rigonfiamenti né essere sensibile agli agenti atmosferici, ed essere resistente agli insetti. La conducibilità termica dei materiali dipende dalla loro struttura e dalla forma macroscopica fisica. Per esempio, il vetro è amorfo, ossia è costituito da aggregati di molecole la cui capacità di vibrazioni è molto limitata. Ha pertanto una piccola conducibilità. Ma ancora più piccola è quella della lana di vetro, perché nella massa soffice resta racchiusa l'aria in tante porzioni interrotte dai fili di vetro. Per analogo motivo un tessuto di lana è un buon isolante perché i singoli peli sono cavi e i fili, costituiti da peli più o meno attorcigliati, racchiudono tante piccole sacche di aria. I fili e i tessuti di materie plastiche non sono isolanti poiché le singole fibre non sono cave. Hanno buone proprietà isolanti sia materiali naturali e sia sostanze inorganiche, ambedue impiegabili tal quali o dopo averli opportuni lavorati. Si usano anche materiali artificiali. Per esaltare l'effetto isolante, sia dei naturali sia degli artificiali, spesso essi sono lavorati o trattati in modo da aumentare la porosità naturale. Accanto alla prestazione fondamentale, i materiali isolanti devono presentare altre caratteristiche che li rendono più o meno idonei allo specifico impiego:
- resistenza alla compressione: necessaria per impiego sotto pavimento o sottotegola (se il materiale si schiaccia si riduce R e possono esserci problemi di fessurazione);
- resistenza al fuoco;
- igrometria.
Reazione al fuoco
Il termine "reazione al fuoco" riguarda il comportamento intrinseco di un materiale nei confronti del fuoco. La normativa italiana in merito, rappresentata dal Decreto Ministeriale 26/6/1984, "Classificazione di reazione al fuoco e omologazione dei materiali ai fini della prevenzione incendi", prevede classi di reazione al fuoco al quale il materiale è sottoposto. In funzione del tipo di partecipazione, ai materiali sono assegnate le classi da 0 a 5. All'aumentare della partecipazione al fuoco aumenta la classe. I materiali di classe 0 sono quelli incombustibili. I manufatti che si collocano in classe 0 sono i più sicuri, giacché non favoriscono né l'insorgere né lo sviluppo dell'incendio. Per essere dichiarato "non combustibile" un materiale deve superare il test ISO DIS 1182.2 che consiste nel portare alla temperatura di 800 °C, per 20 minuti, un provino cilindrico di diametro 45 mm e altezza 50 mm. Nella classificazione Europea, la reazione al fuoco è espressa in euroclasse che si dividono in 7 classificazioni: Al, A2, B, C, D, E e F.
Resistenza al fuoco
La resistenza al fuoco è l'attitudine di un elemento da costruzione a conservare per un intervallo di tempo definito:
- la stabilità indicata con R;
- la tenuta indicata con E;
- l'isolamento termico I.
Gli elementi strutturali sono classificati con un numero che esprime i minuti per i quali conservano le caratteristiche R, E, I come di seguito illustrato:
R 15 R 30 R 45 R 60 R 90 R 120 R 180 RE 15 RE 30 RE 45 RE 60 REI 90 RE 120 RE 180 REI 15 REI 30 REI 45 REI 60 RE 90 REI 120 REI 180
Per i materiali isolanti applicati a vista e suscettibili, quindi, di essere investiti dalla fiamma, si prevede una doppia classificazione; una riferita al materiale isolante completo di tutte le sue parti, l'altra, invece, al solo componente isolante. Nel caso invece di materiali isolanti non a vista (all'interno delle intercapedini, sotto massetti di pavimentazione o inseriti tra solai e manti di copertura) la classe definisce il comportamento del solo materiale isolante privato degli eventuali rivestimenti.
Igrometria
La pelle deve respirare. Se è limitata o ridotta tale capacità (come per esempio indossando un impermeabile), è inibita la naturale azione della sudorazione, con conseguente diffusa sensazione di malessere. Allo stesso modo, il muro deve essere in grado di respirare, altrimenti è pregiudicato il nostro benessere. Le persone presenti in un ambiente producono - con la respirazione e la traspirazione - una notevole quantità di vapor d'acqua (ogni persona emette, con il respiro, circa 40 g/h di vapore). Inoltre, bagni e cucine sono un'altra fonte di vapore. Il vapore presente nell'ambiente interno tende a migrare attraverso le pareti perimetrali (compreso il tetto), per disperdersi all'esterno. Perché tale fenomeno possa verificarsi senza inconvenienti, è necessario che il vapore non incontri ostacoli lungo la sua strada. Brusche diminuzioni di temperatura (per esempio sulla superficie di contatto con uno strato isolante) o forti aumenti della resistenza alla sua diffusione (per esempio intonaci esterni plastificati impermeabili al vapore) provocano la condensazione nello spessore della parete. L'acqua, così prodotta, inumidisce la parete provocando una rilevante diminuzione della coibenza della parete stessa. Inoltre, l'acqua di condensazione affiora sull'intonaco pro¬vocando macchie, muffe e, nel caso d'intonaci o rivestimenti esterni impermeabili al vapore, può verificarsi, nell'arco di qualche anno, il rigonfiamento e il distacco dell'intonaco stesso. È chiaro, quindi, che le pareti esterne, compreso il tetto, devono essere permeabili al vapore e nel contempo isolanti. Nei tetti, se non si realizza un adeguato sistema di ventilazione sotto le tegole, si può favorire la comparsa di funghi sui listelli di supporto (con pericolo di fare marcire i materiali), o la possibilità di fenomeni di gelività quando il materiale è imibito di acqua.
Isolanti di sintesi
I principali materiali isolanti, termici e acustici, sono polimerici con una struttura cellulare, con densità dell'ordine delle centinaia di kg/m3 (materiali semiespansi) e, molto spesso, di solo alcune decine di kg/m3. La struttura del materiale polimerico espanso può essere: a) a celle aperte, quando le celle sono collegate tra loro; b) a celle chiuse, quando le celle sono isolate l'una dall'altra. La struttura può essere fine (se molto fine si parla di materiale microcellulare) o grossolana, con dimensioni delle celle variabili da 0,05 mm a 1-2 mm di diametro. Le proprietà di un materiale polimerico espanso sono determinate, oltre che dalle caratteristiche chimiche e fisico-meccaniche del materiale di partenza (matrice), dalla densità e dalla struttura. Al diminuire della densità diminuiscono, non necessariamente in maniera lineare, le caratteristiche meccaniche mentre aumentano, fino a un certo limite, alcune caratteristiche peculiari quali potere coibente e assorbimento acustico. Strutture composte solamente di celle chiuse, in cui non sono possibili movimenti convettivi dei gas all'interno delle celle, presentano elevata coibenza termica. Materiali a celle aperte, in particolare se irregolari e grossolane, all'interno delle quali sono possibili ripetute riflessioni delle onde sonore, presentano caratteristiche di assorbimento acustico. I materiali cellulari si classificano anche in base alla loro rigidità, gli estremi essendo i prodotti cosiddetti "rigidi" e "flessibili". Per la produzione degli espansi si fa uso di differenti tecnologie. Processo a bassa pressione. Il polimero fuso, contenente disciolto gas che si è formato in qualche modo, è iniettato all'interno dello stampo in quantità inferiore al volume della sua cavità, cavità che è quindi completata per l'effetto espandente dei gas disciolti. Il materiale presenta una tipica superficie marezzata e scabra, conseguenza della rottura delle bollicine di polimero fuso, sulle pareti fredde dello stampo. Processo di coiniezione. Il processo prevede l'impiego di due gruppi di iniezione, uno per il materiale compatto, che formerà la "pelle" esterna, e il secondo per il prodotto espandibile da iniettare all'interno. I due gruppi sono combinati con lo stesso congegno di chiusura. Si ha un'iniezione in due fasi successive: prima il prodotto compatto che riempie solo l'impronta, poi il materiale espandibile che completa la cavità. La superficie è compatta e liscia e non richiede operazioni di finitura. Processo con contropressione di gas nello stampo. È questo il processo oggi più utilizzato. La massa fusa, che contiene l'agente espandente, è iniettata in uno stampo tenuto in pressione a un valore tale da equilibrare la pressione dell'espandente (20-30 atm), così da evitare l'espansione nella fase di riempimento. La contropressione è azzerata solo a riempimento quasi totale dell'impronta permettendo la fase di espansione in uno stampo non più freddo. Il gas necessario per l'espansione e l'ottenimento della struttura cellulare si realizza con metodologie diverse. Espansione meccanica: con questo metodo un gas (aria) è disperso per via meccanica, mediante attrezzature paragonabili a frullatori, nel polimero che è portato a uno stadio di viscosità e tensione superficiale tali da mantenere inglobate le bolle. Il materiale è poi trattato in modo da consolidare la struttura. Espansione fisica: in questo metodo al polimero fluido è addizionato un liquido inerte solubile nel sistema e avente punto di ebollizione di poco superiore alla temperatura ambiente. Per evaporazione del liquido, provocata da un aumento di temperatura o da una diminuzione di pressione, si ha l'espansione della massa viscosa. Espansione chimica: in questi processi si impiegano sostanze, solide a temperatura ambiente, che per riscaldamento si decompongono liberando gas. Si utilizzano in genere azocomposti.
Poliuretano espanso
Il poliuretano è il prodotto di una reazione chimica tra due componenti: isocianati e composti organici, aventi nella molecola almeno due gruppi OH. Il polimero che si ottiene in seguito a questa reazione ha prerogative che lo rendono funzionale a molteplici impieghi. La schiuma poliuretanica è chimicamente inerte, insolubile e non metabolizzante. In edilizia si utilizzano i poliuretani espansi rigidi, a celle chiuse. Sono caratterizzati da scarse proprietà meccaniche (circa 2 kg/cm2), mentre possiedono bassissimi coefficienti di conduttività termica (0,020-0,025 W/m2 °C). Il poliuretano espanso resiste ai prodotti chimici e all'attività biologica anche in condizioni difficili (acqua salata, acidi e basi diluite, idrocarburi alifatici, atmosfere gassose e/o saline). Presenta variazioni dimensionali ridottissime negli intervalli tra -100 °C e +80 °C. Le migliori caratteristiche chimiche e fisico-meccaniche le presentano schiume poliuretaniche con densità pari o superiori ai 30 kg/ml. Completa il quadro delle caratteristiche, le doti di lavorabilità: i pannelli sono, infatti, idonei per essere sagomati senza alcuna difficoltà.
Polistirolo espanso (EPS)
Il polistirolo espandibile, prodotto intermedio per la produzione dell'EPS, è un polistirolo normale al quale è incorporato un agente rigonfiante (pentano o isopentano). Esso si presenta sotto forma di perle sferiche del diametro di 0,3-2 mm, con densità apparente di circa 700 kg/m3. Viene in seguito lavorato in fasi successive per dare il polistirolo (detto anche polistirene) espanso. Preespansione. Consiste nel riscaldamento delle perle di polistirolo a temperatura superiore a 90 °C, in genere, mediante contatto diretto con vapor acqueo, in appositi recipienti. Le perle, mantenute in continua agitazione, si espandono in modo uniforme, fino ad assumere la forma di sfere cave di 4-8 mm. A questo stadio la densità apparente del prodotto è di 10-30 kg/m3. Stagionatura intermedia. Le perle, così espanse, sono stagionate per alcune ore a temperatura ambiente. Si ha così l'essiccamento delle perle e un riequilibrio della pressione interna, discesa a 1 atmosfera durante la fase di raffreddamento. Sinterizzazione. Le perle espanse, dopo stagionatura, sono trasferite in stampi dove, mediante successivo riscaldamento, in genere a vapore, avviene la saldatura delle perle stesse tra loro e l'ottenimento di manufatti. Il polistirolo espanso può essere prodotto anche per estrusione del polistirolo normale con la contemporanea introduzione nell'estrusore di gas sotto pressione. Per l'isolamento termico si producono blocchi che sono tagliati mediante filo caldo (riscaldato a 200 °C mediante passaggio di corrente elettrica) in lastre. Il polistirolo espanso, prodotto nel tipo normale o resistente alla fiamma, è un materiale rigido, a celle chiuse, con massa volumica compresa fra 10 e 40 kg/ml. Esso è costituito da circa il 98% di aria e solo dal 2% di materiale strutturale: ciò conferisce bassa conducibilità. Per garantire sufficiente resistenza meccanica s'impiega materiale con densità non inferiore ai 15 kg/m3. Il coefficiente di conduttività termica è circa 0,032 W/m2 °C, mentre la massima temperatura di esercizio è 70 °C. L'EPS è permeabile al vapor acqueo, quindi è traspirante, ma è impermeabile all'acqua. La permeabilità al vapor acqueo fa sì che all'interno di edifici e ambienti isolati con EPS non si formino muffe. Il polistirolo espanso non ha caratteristiche d'isolamento acustico, tuttavia fornisce un notevole contributo come componente in una struttura massa-molla. L'EPS è privo di sostanze nutritive in grado di sostenere la crescita dei funghi, batteri o altri microrganismi, non marcisce o ammuffisce. Comportamento al fuoco: quale composto di carbonio e idrogeno, è di sua natura un materiale combustibile. S'infiamma a circa 450 °C e il fuoco si propaga spontaneamente. In edilizia si usa l'EPS a ritardata propagazione di fiamma, ottenuto con opportuni additivi.
Resine fenoliche espanse
La resina fenolica è espansa, per via fisica, impiegando un liquido bassobollente. Il materiale è rigido, poroso, friabile, di modeste proprietà meccaniche. Presenta ottima resistenza al calore e al fuoco. La superficie lambita dalla fiamma carbonizza proteggendo gli strati più interni dalla fiamma stessa. L'applicazione più usuale è l'isolamento termico in edilizia mediante impiego di lastre tagliate dai blocchi e, nel caso di tubazioni, mediante coppelle preformate.
PVC espanso
Il cloruro di polivinile espanso si ottiene dal monomero cloruro di vinile utilizzando come rigonfiante azoto. Le densità ottenute sono dell'ordine dei 400-500 kg/m3. La conduttività termica è compresa tra 0,025 e 0,031 W/m2 °C. La massima temperatura di impiego è di 70 °C. Ha buone proprietà meccaniche ed elettriche, è resistente alla fiamma, impermeabile ai gas. Si usa per tubi, valvole, guarnizioni, materiali per pavimentazioni, profilati, pannelli, piastrelle, rivestimenti, tapparelle ecc. L'utilizzo di questi materiali si è molto diffuso nel settore aeraulico negli ultimi anni. Le caratteristiche di questi materiali (flessibilità, assenza di controindicazioni ambientali in fase di lavorazione, possibilità di accoppiamento con film protettivi o lamine metalliche, commercializzazione in rotoli adesivi) li rendono i più adatti alla coibentazione delle condotte.
Isolanti minerali
Vetro cellulare
Il prodotto di base dell'isolante è il vetro puro. A esso è aggiunta una piccola quantità di carbone al fine di provocare a circa 1300 °C, tramite ossidazione, la formazione di piccolissime bolle di CO, all'interno del vetro fuso. Queste bollicine danno origine alla struttura cellulare del vetro e lo trasformano in un materiale coibente. Ha un coefficiente di conduttività termica di 0,050 W/m2 °C. È incombustibile (Euroclasse A1). Non produce né gas né vapori tossici, nemmeno quando è sottoposto alla fiamma. Resiste a compressioni elevate: da 6 a 16 kg/cm2. È fabbricato sotto forma di lastre o pannelli (più lastre assemblate e ricoperte su due lati) utilizzabili per ogni coibentazione. È impermeabile ai liquidi con sbarramento totale al vapore e ai gas. Può essere utilizzato fino a temperature dell'ordine di 400 °C, mantenendo inalterate le proprie caratteristiche. Come il normale vetro, il vetro cellulare mantiene inalterate nel tempo le proprie caratteristiche e consente applicazioni in ambienti proibitivi per molti altri isolanti.
Lana di roccia
La lana di roccia fu scoperta sulle isole Hawaii agli inizi del secolo. Deve la sua origine al processo di solidificazione, sotto forma di fibre, della lava fusa lanciata nell'aria durante le attività eruttive. Il processo di produzione della lana di roccia ha inizio con la fusione della roccia vulcanica a una temperatura di 1500 °C, dopo una rigorosa selezione geologica della materia prima. Le altre materie prime che suben¬trano nel processo di fusione della roccia, sono:
- il calcare, materiale "fondente", che abbassa la temperatura di fusione;
- le bricchette, impasti composti di vari elementi minerali dosati in quantità controllate;
- l'aggiunta di precise dosi di bricchette al magma consente di ottenere le qualità desiderate della lana di roccia che si produce
;
- il coke, il combustibile.
Le materie prime, opportunamente dosate, sono fuse e poi trasformate in fibre. La falda di lana di roccia, spruzzata di resina (appretto) è poi distribuita su un tappeto e fatto passare in un forno di polimerizzazione per consentire l'indurimento della resina. Il materiale è quindi tagliato a misura. Si commercializza sotto forma di feltri (densità 80-120 kg/m3, coefficiente di conduttività termica 0,042-0,047 W/m2°C), pannelli (densità 60-120 kg/m3, coefficiente di conduttività termica 0,040-0,044 W/m2 °C) e coppelle (densità 100 kg/m3, coefficiente di conduttività termica a 40 °C 0,040 W/m2 °C). La presenza di numerose celle nella struttura della lana di roccia costituisce una forte azione isolante. La lana di roccia è anche, grazie alla sua struttura a celle aperte, un ottimo materiale fonoassorbente. La lana di roccia fonde a temperature superiori ai 1000 °C. Non contribuisce pertanto allo sviluppo e alla propagazione dell'incendio, né all'eissione di gas tossici. Riesce, pertanto, a coniugare protezione al fuoco, incombustibilità, isolamento termico, fonoassorbimento. La lana di roccia, per la sua particolare struttura, non assorbe acqua o umidità, mantenendo pertanto inalterate le caratteristiche nel tempo. Non contiene alcun prodotto aggressivo o corrosivo; non fornisce supporto alla crescita di microrganismi, quali funghi, muffe e batteri.
Lana di vetro
Manufatti in lana di vetro, trattata con particolari leganti, si utilizzano per l'isolamento termico all'interno o all'esterno delle condotte. Il procedimento di fabbricazione avviene attraverso le seguenti fasi:
- fusione delle materie prime in un forno continuo alla temperatura di 1400 °C circa;
- trasformazione del vetro fuso in fibre mediante il passaggio attraverso una coppa, in rapida rotazione, munita tutt'intorno di minuscole aperture;
- appretto delle fibre con resine che polimerizzano in aria calda;
- ottenimento dei manufatti sotto forma di feltri, pannelli e coppelle.
La lana di vetro è un materiale isolante naturale, ecologico, sicuro, con un ottimo comportamento al fuoco, resistente all'acqua e all'umidità, inalterabile nel tempo, con elevatissime performance nell'isolamento termico e acustico. A parità di prestazioni, la lana di vetro ha un costo inferiore a quello di molti altri isolanti. Si utilizza in feltri (densità 20-50 kg/m3, coefficiente di conduttività termica 0,040-0,050 W/m2 °C), pannelli (densità 20-60 kg/m3, coefficiente di conduttività termica 0,040-0,046 W/m' °C) e coppelle (densità 60 kg/m3, coefficiente di conduttività termica 0,040 W/m2 °C). Reazione al fuoco: classe 1. La lana di vetro, anche se imbevuta di acqua, una volta asciugata, riacquista le proprie caratteristiche termiche, acustiche e meccaniche. Anche nei confronti dell'umidità è considerata non "idrofila" e quindi non perde le sue doti d'isolante. Al contrario dei materiali isolanti derivati dal petrolio che, in caso d'incendio, possono sviluppare fumi tossici, la lana di vetro non rivestita, essendo inorganica, è non combustibile, non sprigiona fumi tossici e non forma gocciole incandescenti, pericolose per le persone durante l'incendio.
Vermiculite
La vermiculite è un minerale della famiglia della mica, silicato idrato di magnesio e alluminio. Si presenta in forma di cristalli lamellari nella cui struttura è racchiusa acqua zeolitica. La vermiculite si espande sotto l'azione del calore. Tale espansione avviene solo in senso ortogonale al piano di sfaldamento delle lamine. L'espansione, con la conseguente formazione di numerosi micropori che si riempiono di aria, è provocata dalla rapida evaporazione dell'acqua zeolitica. I micropori conferiscono alla vermiculite espansa qualità isolanti e basso peso specifico. La temperatura di espansione varia tra 800 e 1100 °C. Il minerale macinato è mantenuto a queste temperature per tempi variabili (da 1/2 a 10 secondi), secondo la natura e la granulometria del materiale. La vermiculite espansa si utilizza alla "rinfusa" per isolamenti dei sottotetti e per la preparazione di malte e intonaci coibenti termici e acustici.
Perlite
La perlite è una roccia vulcanica effusiva. La roccia macinata, per effetto di temperature elevate (tra 850 e 1000 °C), raggiunte nel forno di espansione, perde l'acqua di costituzione. Quest'acqua evapora gonfiando le pareti vetrose circostanti e provoca un aumento del volume (da 10 a 15 volte) del granulo. Tale processo, irreversibile, determina la formazione di microcavità a celle chiuse, che conferiscono alla perlite espansa potere isolante. La perlite espansa è incombustibile. A essa è attribuita la classe 0 di reazione al fuoco. La perlite espansa non è aggredibile da microrganismi per la sua sterilità e inorganicità e non attiva lo sviluppo d'inquinanti microbiologici. Mantiene nel tempo il potere isolante e tutte le caratteristiche prestazionali. La perlite espansa ha un comportamento molto simile alla vermiculite. E reperibile in commercio in granuli 0-3 mm con peso in mucchio tra 90 e 120 kg/m3 avente coefficiente di conduttività termica pari a 0,042 W/m2 °C a 4°C e di 0,05 W/m2 °C a 24 °C.
Isolanti vegetali Sughero
Il sughero è prodotto dalla corteccia di una pianta detta appunto "quercia da sughero". Questa quercia predilige climi temperati e terreni ricchi di potassio. Tali condizioni ambientali sono localizzate in una ristretta fascia del bacino mediterraneo. Al contrario di molti materiali isolanti sintetici, il sughero non emana alcun gas tossico in caso d'incendio, non si scioglie e non cola. Dopo un trattamento di frantumazione e macinazione delle cortecce sugherose, i granuli di sughero, liberati dalle scorie porose e legnose, sono posti in un forno a pressione e riscaldati a circa 380 °C, fuori del contatto con l'aria. A tale temperatura e pressione, le resine naturali del sughero cominciano a liquefarsi, risalendo verso la superficie del granello, iniziando così un processo di saldatura dei granuli, perfezionato poi da un trattamento sotto pressa che determina la struttura dell'agglomerato e la dimensione di ogni singolo pannello. Tutto ciò senza aggiunta di un additivo o legante artificiale. I pannelli presentano stabilità dimensionale e buona resistenza a compressione. Il coefficiente di conduttività termica è circa 0,040 W/m2 °C.
Legno
Le fibre di legno, ottenute dagli scarti di segherie, sono aggregate mediante compressione per effetto delle caratteristiche adesive della lignina, resina naturale presente nella fibra stessa, e di altre materie accessorie (resine). Il prodotto ottenuto è biodegradabile e ottimo coibente termico e acustico. Il coefficiente di conduttività termica è circa 0,055 W/m`C. Indicatore della qualità di questi pannelli è il peso specifico. In generale i migliori sono quelli prodotti con legno di conifere. Il legno, in quanto materiale organico, se sottoposto all'azione degli agenti atmosferici e all'attacco di parassiti, si deteriora. Si prolunga la sua durata trattandolo con un impregnante battericida. E' possibile trattarlo anche con sostanze ignifughe, ritardanti.
La iuta
La iuta forma un feltro di fibre naturali compattato attraverso un procedimento meccanico. Per la sua morbidezza è idoneo a essere utilizzato come isolante anticalpestio sotto rivestimenti per pavimenti. Ha buone caratteristiche di traspirabilità.
Isolanti diversi
Legno-cemento
I pannelli di fibre di legno-cemento sono costituiti per circa il 65% di trucioli di legno lunghi e sottili e dal 35% di cemento portland o cemento magnesiaco. Le fibre sono sottoposte a un trattamento mineralizzante che, pur mantenendo inalterate le proprietà meccaniche del legno, ne annulla i processi di deterioramento biologico e ne aumenta la resistenza al fuoco. Le fibre, rivestite di cemento, sono legate assieme sotto pressione a formare una struttura stabile, resistente, compatta e duratura. Si preparano lastre piane od ondulate di massa volumica 400-500 kg/m3. Queste sono suscettibili di essere intonacate come una normale muratura. Gli interstizi fra le fibre sono responsabili dell'assorbimento acustico mentre la struttura cellulare del legno conferisce al pannello leggerezza ed elasticità. È utilizzato per:
- isolamento dei solai;
- isolamento delle coperture;
- rivestimenti interni ed esterni;
- rivestimento di pareti resistenti al fuoco (REI 120);
- rivestimento di strutture di legno, metalliche ecc.;
- isolamento acustico tra piani e tra locali adiacenti;
- controsoffittature fonoassorbenti.
I pannelli ottenuti presentano:
- un'assoluta insensibilità all'acqua, al gelo, all'umidità;
- assenza di degrado biologico e di sviluppo di muffe;
- ottima resistenza al fuoco e assenza di gas tossici o fumi; sono classificati Classe 1.
Calcestruzzo cellulare
Gli impieghi del calcestruzzo cellulare sono dovuti non solo alla leggerezza e alla bassa conducibilità termica, ma anche all'ottima resistenza al fuoco.
Blocchi cemento-argilla espansa
Blocchi realizzati con impasto di argilla espansa e da calcestruzzi a elevata porosità (densità 850-1400 kg/m3) presentano, per la porosità della superficie, buone caratteristiche di fonoassorbenza e, per la relativamente elevata massa, buone caratteristiche di fonoisolamento. Inoltre, presentano ottima resistenza al fuoco (Classe 0) e ottima coibenza termica (0,25 W/m2 °C).
Laterizi alveolati
Hanno coefficienti di conduttività termica non superiore a 0,30 W/m2 °C. valore ben inferiore a quello dei laterizi tradizionali (0,45-0,50 W/m2 °C) e un isolamento acustico superiore di oltre il 30% rispetto a quelli tradizionali.
Vetri speciali per il controllo solare e per l'isolamento termico
L'impiego del vetro piano nell'edilizia è correlato a un'attenta valutazione del ruolo che esso gioca nel consumo di energia degli edifici, con particolare riferimento alla climatizzazione degli ambienti. Allo scopo di attenuare gli effetti di un'irradiazione solare troppo forte o diretta e al fine di migliorare l'isolamento termico delle vetrate, sono stati messi a punto rivestimenti particolari e tecniche diverse per la loro produzione. I rivestimenti adottati consentono di ridurre i costi del condizionamento estivo o del riscaldamento invernale, o ambedue insieme. Inoltre, per il comfort visivo, sono importanti anche altri parametri, quali la trasmittanza delle radiazioni visibili, il colore e la resa cromatica, correlati alla natura chimico-fisica dei film di rivestimento e alla metodologia di deposizione impiegata. Un primo tentativo di fare assumere un ruolo antisolare al vetro è stato compiuto realizzando i vetri "assorbenti", in pratica vetri colorati in massa, in virtù dell'introduzione di ossidi metallici coloranti nelle materie prime da fondere. Si può così ottenere una colorazione verde, grigia, bronzo, blu o ambra, con soluzioni estetiche di un certo pregio. Questi vetri bloccano in parte la radiazione solare incidente, assorbendola. Tuttavia, l'assorbimento di parte della luce visibile può talora rendere necessaria l'illuminazione artificiale anche di giorno. Il vetro verde attenua più degli altri la trasmissione delle radiazioni visibili. La soluzione ottimale, per ridurre il passaggio dell'energia solare attraverso una vetrata, è l'utilizzo dei vetri "riflettenti". Questi s'identificano come antisolari giacché riflettono verso l'esterno della vetrata una notevole frazione dell'energia solare incidente. Essi sono ottenuti mediante deposizione di metalli e/o ossidi metallici mediante:
- pirolisi, cioè mediante reazione sulla superficie del vetro caldo di opportuni reagenti spruzzati allo stato di soluzione nebulizzata;
- spruzzatura catodica in campo elettromagnetico di elevata intensità e sotto vuoto spinto di metalli quali oro, argento, bronzo, alluminio.
Questi vetri sono disponibili anche temprati e accoppiati e in forma di vetrocamera (col rivestimento in faccia 2, ossia sul lato interno del vetro esterno), per un maggior isolamento termico. Se si vuole aumentare l'isolamento termico di una vetrata non si ottiene nessun risultato pratico aumentando lo spessore del vetro. La resistenza alla trasmissione del calore di una parete, costituita da strati successivi di materiali diversi, è data dalla somma dei valori di resistenza di ogni singolo strato. Pertanto, se s'inserisce tra due vetri un'intercapedine di aria (disidratata per evitare fenomeni di appannamento), essendo la sua conducibilità dell'aria circa 50 volte minore di quella del vetro, si otterranno valori di coibenza molto elevati. Si hanno in tal modo i "vetrocamere", nei quali la tenuta dell'intercapedine di aria è assicurata da opportuni sigillanti. Il valore del coefficiente di trasmissione K, che nel caso di un vetro singolo è dell'ordine di 6 W/m2 °C, può assumere il valore di 3-2,8 W/m2 °C per vetrocamera costituiti da due lastre con intercapedine di 6-12 mm. Per ridurre le dispersioni termiche sono stati introdotti sul mercato vetri, detti "bassoemissivi", costituiti da lastre su cui è stato deposto un particolare film a bassa emissività. Questi vetri riflettono verso l'ambiente interno un'alta percentuale di energia irraggiata dall'interno degli ambienti. Il vetro, inteso come elemento di chiusura di una parete, non sembra certo un materiale idoneo all'isolamento acustico. L'attenuazione delle vibrazioni è proporzionale alla massa del materiale la quale, per il vetro, assume valori modesti data la sua bassa densità e gli spessori esigui delle lastre. Dal punto di vista dell'isolamento acustico una doppia vetrata si comporta come un vetro di spessore equivalente alla somma dei due vetri che la compongono, a meno che l'intercapedine di aria sia molto larga. In definitiva, il potere fonoassorbente di una vetrata dipende soprattutto dal peso di essa per unità di superficie (ossia dal suo spessore). Occorre rilevare che il comportamento acustico di una finestra non può essere considerato solo riguardo al tipo di vetro montato, essendo molto influenzato dal grado di tenuta dei giunti e dei serramenti e dall'efficacia d'isolamento dei cassonetti.
Materiali di rivestimento e finitura
I materiali isolanti sono spesso costituiti da prodotti danneggiabili con facilità. Se esposti all'atmosfera esterna, o alla presenza di agenti molto aggressivi, essi devono essere protetti ricorrendo a un rivestimento con opportuni materiali. I principali tipi di rivestimento sono elencati di seguito.
- Neoprene. Il neoprene nero, a base di gomma naturale, usato per rivestire gli isolanti a base di fibre, è il più efficace poiché, mentre fornisce un'assoluta protezione alle fibre stesse, consente alle onde sonore di penetrare nel materassino ed essere assorbite.
- Lamierino di alluminio. Si utilizzano fogli di alluminio di spessore variabile da 5 a 10 decimi di millimetro, in relazione al fatto che l'installazione sia in ambienti interni o esterni. È questo un sistema di rivestimento costoso, ma efficace, con buoni risultati estetici. È consigliabile il suo utilizzo quando sono da isolare condotte a vista. È necessario il suo impiego per opere esterne e soggette pertanto a continue variazioni di condizioni di esercizio (sole, acqua, vento ecc.).
- Lamiera zincata. Ha le stesse proprietà del lamierino di alluminio, ma è meno pregevole dal punto di vista estetico e più soggetto alla corrosione. Posta in opera, il suo costo è molto simile a quello del lamierino di alluminio e, pertanto, non vale la pena di ricorrervi per lavori comuni. Il suo impiego si limita pertanto a quando vi è la necessità di rivestimenti robusti e, quindi, di spessore elevato.
- Carta Kraft. La carta kraft è una robusta carta traspirante di pura cellulosa. È idonea a impedire la penetrazione di aria umida nell'isolamento termico e acustico oppure come protezione anti-infiltrazioni nei solai di legno.
- Cartongesso. E un materiale costituito da uno strato di gesso racchiuso fra due fogli aderenti di cartone. In cartongesso si eseguono controsoffitti e pareti divisorie che permettono l'alloggiamento d'impianti tecnici e l'inserimento di materiali termo-acustici. Queste opere possono essere in Classe 1 o Classe 0 di reazione al fuoco e anche REI 60 / 90 /120 di resistenza al fuoco. Si distinguono diverse tipologie, di tipo standard, ad alta flessibilità per superfici curve, di tipo antifuoco con cartoni ignifughi resistenti al fuoco, idrofugo con elevata resistenza all'umidità o al vapor acqueo e fonoisolante.
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